Trekking fotografici

Autoscatto sociale o selfie victims

di: Mirko Sotgiu

Provocazioni fotografiche:
Autoscatto sociale o selfie victims?

.

Una volta si chiamava auto-scatto e raffigurava se stessi in posa o mentre si faceva qualcosa davanti ad un bel paesaggio o situazione divertente.
Fino a qualche hanno fa, ma non nego anche di recente, l’autoscatto è servito al sottoscritto per descrivere una situazione in montagna tipo “escursionista verso rifugio tal dei tali percorre l’alta via etc etc”. Non è certo vanità o chissà quale forma di megalomania, ma quella foto era l’unica possibile in quel momento per descrivere l’azione su di un sentiero deserto. Capita spesso infatti di muoversi in montagna per un servizio in un giorno feriale fuori stagione e vi assicuro non è facile trovare persone sulle vie. Uniche soluzioni possibili restanti: fotografare se c’è l’assistente o come ultima spiaggia se stessi.

.

81143_web

.
In tempi non ancora sospetti questo genere di fotografie si realizzava in pellicola con tutte le difficoltà del caso. Per esempio non si poteva rivedere l’immagine appena scattata e bisognava sapere bene cosa inquadrava la nostra lente salvo realizzare qualcosa di totalmente inutile.
.

226159.escu_web

.
Ma veniamo al fenomeno sociale dell’auto scatto. Questa non è certo l’invenzione del 2014, ma esiste dalla notte dei tempi (non dalla notte degli Oscar).
Se andiamo a ritroso già i pittori si disegnavano con auto ritratti, quindi chi si illude che sia una nuova moda piena di cloni sicuramente sbaglia su una cosa, non è una nuova moda e di cloni ce ne sono a milioni già da secoli. (Forse l’unica differenza è il braccio proteso verso l’osservatore).
.
L’autoscatto, ora per tutti chiamato “selfie”, che a mio parere dà un certo senso narcisistico non sempre vero, è diventato un fenomeno a larga scala. Al tempo dei social network per chiunque è diventato essenziale possedere almeno un ritratto di se stessi da inserire come foto profilo. Una volta questa necessita si fermava solo per provvedere a documenti come il passaporto. Iniziato come semplice foto tessera il “selfie” ribadisco non mi piace chiamarlo cosi, ha avuto la sua evoluzione moderna grazie anche al fatto che telefoni e macchine fotografiche digitali permettono di vedere subito lo scatto come è venuto o di addirittura vedere cosa si sta inquadrando in tempo reale. Una sorta di divertimento come lo è per un gatto che si guarda allo specchio. (ci si diverte davvero con poco!)
All’epoca di internet e Facebook tutti sono in grado di realizzare bene o male una fotografia, di conseguenza il binomio socialnetwork-fotografia ha riportato in auge, fra le milioni di cose da provare, anche il fotografarsi da soli o fotografare interi gruppi di persone, compreso il fotografo che protende le braccia verso la lente e l’osservatore.
Le foto per l’album della scuola dopo “la notte degli Oscar” sembrano un lontano ricordo? Credo di no. (Quindi tranquilli la foto di tutto il parentado, bello in riga, dal trisnonno al cugino di quinta non è in estinzione)
Credo che l’autoscatto sia una visione più intima perché realizzata dallo stesso soggetto quindi più di chiunque altro, se in possesso di un minimo di cognizione fotografica, di realizzarsi un auto-ritratto da solo. Il resto in effetti sono emulazioni/imitazioni mal riuscite.
.
Generalmente tali emulazioni oltre il limite del ridicolo, sono realizzate da alcuni individui che hanno fatto di se stessi fenomeni da circo. In altre condizioni si sono evidenziati casi di megalomania o narcisismo che prima forse erano solo percettibili, oggi invece ben palesate. (no non sto parlando di un famoso nano, ma di gente comune).

.

Al di là del triste, sconsolato, basito, depressivo selfie solitario, trovo invece più interessanti gli autoscatti “selfie” di gruppo. Un caso è quello che poi mi ha portato a scrivere questo articolo. (dove ahimè sono uno fra i protagonisti e mi sono pure divertito)
Il perché è quello che il gesto di fotografarsi tutti assieme è un po un rito per ricordarsi della giornata, dell’esperienza passata con le persone. (detto questo non è detto che il fotografo debba per forza inquadrare a mano la scena, esistono i treppiedi che fra l’altro permettono di inquadrare meglio).
Tenere la macchina fotografica in mano o più semplicemente montarla su treppiede da la possibilità al  fotografo  volontario del momento di “esserci”  invece che immancabilmente dopo anni essere dimenticato in quanto non presente nella fotografia. (nessuno fotografa mai i fotografi!).

Arrivato a questo punto, non capisco, perché accanirsi con questi nuovi modi diciamo di “comunicare. E’ evidente che da quando esistono i social siamo diventati rumorosi su internet come nel più classico dei “Bar Sport”

.

SelfieBonatti_web

.
Quindi ben venga che questo diavolo di selfie di gruppo finisca sui social e su questo blog (vedi sopra), prima una foto cosi sarebbe finita al buio in un album del fotografo invece di essere vista dai fotografati. Un momento di condivisione simpatico che sottolineo fa capire come la fotografia può essere presa in modi diversi, come una vera passione, prendendosi un po in giro, invece che da sentenziatori puristi che da una vita puntano il dito su qualsiasi cosa sia nuovo.

.

Un grazie a Silvano, partecipante al nostro Workshop di fotografia Notturna e ciaspolata per essere stato l’ispiratore e prestatore d’opera per questo “esperimento sociale”. (credo mi odierà a vita già dal primo like)


Tags: , , , , , , ,
Questo articolo è in: Articoli - FOTOGRAFIA