Trekking fotografici

La valle Gerina e le sue fate

di: Mirko Sotgiu

La storia inizia in Valle Gerina, in Svizzera. Una valle, come tante alpine, ricca di pascoli fertili, tanto che veniva soprannominata “La verde”.
Aimone era il proprietario di alcuni pascoli vicino ad un grazioso laghetto sulle cui rive sorgeva un piccolo villaggio. Il pastore era un uomo vecchio dal fare antico, attaccato alle tradizioni, generoso, cordiale e benvoluto da tutti gli abitanti del paese.

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Si narrava che la valle Gerina fosse cosi perchè voluto dalle fate.
Il vecchio Aimone ogni mattina prendeva un secchio di latte e lo portava fino ad una grande roccia sovrastante l’intera vallata, li lasciava il bidone su di una pietra a forma di altare. Il pastore non faceva in tempo ad allontanarsi che il secchio era già vuoto. Cosa succedesse era un mistero, nessuno era mai riuscito a scoprirlo, chi provò ad attendere li vicino per spiare non vide mai nulla il secchio restava pieno. Aimone dopotutto non voleva che le persone si avvicinassero per curiosare e proferiva terribili minacce verso chi si mostrava troppo curioso.

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Pietro era figlio di Aimone, un ragazzo di quindici anni che come molti giovani era persuaso dall’idea di conoscere i segreti che si celavano dietro questo rito. Un giorno decise di mettersi di guardia al secchio con il latte, e restò proprio tutto il dì nell’attesa accadesse qualcosa. Alla sera il secchio era ancora pieno, con il latte oramai da buttare perchè guasto. Nello stesso giorno la più bella capra di Aimone, la preferita di Pietro morì. Al suo ritorno, Pietrò fu gravemente rimproverato dal padre: “Tu non sei più un bambino e certe cose ora le puoi capire”. Il vecchio raccontò a Pietro il segreto di famiglia, della grotta sotto la roccia che sovrastava la vallata. Rubly, cosi chiamata la roccia, nascondeva una cacità dove da secoli abitavano due Fate potettrici della famiglia e dell’alpeggio.

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217114In cambio di questa protezione, ogni mattina Aimone portava il latte posandolo su di una pietra. Questo era l’unico nutrimento delle Fate, ma occorreva fare attenzione a non impedire loro di berlo. Pietro che rimase tutto il giorno ad osservare davanti la pietrà, impedì alle Fate, molto schive, di bere il latte. Commettendo questo sacrilegio Pietro perse la sua capretta preferita e il padre lo ammunì di non riprovarci ancora.

Passarono gli anni, Pietro divenne un baldo giovane, piacente e molto sveglio. Queste particolarità fecero di lui un candidato marito perfetto per tutte le ragazze del villaggio, anche se egli non era cosi sensibile alle grazie delle fanciulle. Nonostante ciò, dopo un po di tempo anche per Pietro arrivò il periodo dell’amore, scatenato da l’ultima ragazza arrivata in paese, una affascinante forestiera di nome Iolanda.
Pietro invaghito dai modi gentili della ragazza, venuta dalla città, avrebbe fatto qualsiasi cosa per averla in sposa. Iolanda invece si mostrava restia a convogliare a nozze, ogni volta che Pietro cercava di convincerla lei cambiava discorso.
Un giorno nell’ennesimo tentativo di convincere Iolanda a sposarlo, Pietro le portò in dono un ciottolo nero, pesante contenente pagliuzze d’oro, ricevuto da un pastore sceso a valle.
Iolanda vide il regalo e gli si spalancarono gli occhi da tanta bellezza. Subito chiese al ragazzo di trovare dove si trovavano altre pietre come quella. Pietro non rimase molto a ragionare pensando che certamente quelle pietre potevano trovarsi sotto Rubly, la pietra sopra la grotta delle Fate.

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Iolanda disse a Pietro di non mettersi a cercare le pietre, tutti quelli che lo fecero prima di lui morirono. Occorre che una fata lo aiuti nelle ricerche e chiese ” Ci sono fare in questo paese?”. Pietro Rispose “Si, due e conosco dove dimorano”.

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Iolanda diede a Pietro una preghiera magica in grado di costringere le Fate ad indicargli la miniera. Il testo era scritto su di una pergamena a caratteri rossi. Il povero ragazzo era indeciso, tanto da rimanere scolvolto per tre giorni. Aveva due sole voci in testa, una di rispettare le Fate protettrici della sua famiglia, l’altra conquistare Iolanda portandole in dono il tesoro.
Cosi in una notte d’estate, Pietro parti per la montagna, con la pergamena che gli bruciava le mani, aveva vinto l’amore.

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Arrivò all’ingresso della grotta, inviolata fino ad ora, accese una torcia e iniziò a leggere la preghiera scritta con il sangue. Pronunciò le ultime parole e la montagna sopra di se cominciò a tremare, riversandosi spaventosamente sui pascoli e cancellando tutto ciò che trovava di fronte.
Al sorgere del sole, quello che venne illuminato non era più la verde vallata ma uno spettacolo tragico e desolante. Era sparito tutto ciò potessere essere bello e al suo posto solo macigni e fango. Pietro scompari assieme alla gigantesca frana, non si seppe più nulla di lui, nemmeno il suo corpo fu ritrovato.

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Dopo alcune ricerche non siamo stati in grado di trovare una valle con questo nome in Svizzera, il nome più vicino a Gerina e Greina, ma non è stata trovata documentazione che ne confermasse la corrispondenza.


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