Ghiacciai e dintorni…. - Travel Mountain Blog
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Ghiacciai e dintorni….

Di: Mirko Sotgiu - July 31, 2013


Le generazioni future non ci chiederanno in quale partito politico eravamo. Ci chiederanno che cosa abbiamo fatto per lo scioglimento dei ghiacciai quando sapevamo che esisteva il problema.

Martin Sheen

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Qualche anno fa pubblicai delle foto di ghiacciai fatte a distanza di anni, ma non pensate a chissà quanti, in realtà erano confronti di un decennio circa. Ve ne propongo una qua sotto.

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Si nota come in sei anni il ghiacciaio di Pre de Bar abbia perso massa, sopratutto nella morena.

. Ma i ghiacciai sono destinati a scomparire? .

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Non si è cosi sicuri di questo, la certezza è che al momento la stragrande maggioranza dei ghiacciai del mondo è in ritiro, in alcuni casi molto rapido. Sono pochi invece i casi stazionari e di avanzamento, perlopiù in particolari condizioni geologiche e climatiche locali.

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In questi giorni di caldo terribile, nonostante le nevicate tardive gli accumuli in bassa quota sono pressochè terminati e si notano già molti ghiacciai con morene di colore grigio o blu (indice che la neve accumulata nell'inverno si è già sciolta). Nei bacini di accumulo sopra i 3000/3400m invece notiamo ancora la neve dello scorso inverno/primavera.

Ma cosa sta accadendo ai ghiacciai elementi caratterizzanti del nostro paesaggio alpino?

Oramai sono anni che nei periodi più caldi lo zero termico arriva fino alla quota di 4600m (l'altezza del Monte Rosa) questo significa che dove un ventennio fa il ghiaccio non si scioglieva mai, ora per alcuni giorni l'anno questo accade. La situazione più drammatica, chiaramente, si ha sui 3500m quota in cui troviamo molti ghiacciai e morene che in estate sono oramai quasi sempre sottoposti a temperature sopra lo zero per un lungo periodo. Le elevate medie giornaliere e il mancato rigelo notturno sono responsabili di una notevole perdita di massa ogni stagione estiva creando poi conseguenze anche per gli alpinisti. Le pareti di roccia sempre più scoperte e non supportate dal ghiaccio si stanno lentamente sgretolando provocando frane e cadute talvolta di interi costoni di montagne.

Una ricerca su 249 ghiacciai lombardi e 175 valdostani ha evidenziato che nel periodo dal 1991 al 2003 la superficie ghiacciata si è ridotta del 21% con un'aumento della rapidità di ablazione dal 200o. Metà della perdita è da considerarsi causata dalla scomparsa o il drastico scioglimento di piccoli ghiacciai in bassa quota. Altro dato negativo sono gli accumuli, ovvero le nevicate invernali. dal 1985 al 2005 si è verificata una continua diminuzione della media degli accumuli. La neve che si è depositata sui ghiacciai negli ultimi inverni ha subito fenomeni di fusione precoce lasciando cosi già da inizio stagione i ghiacciai scoperti.

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Fra i fattori che stanno accelerando lo scioglimento, oltre l'aumento delle temperature medie in alta quota è anche il cosiddetto fenomeno del "black carbon". Sostanzialmente la neve che cade non è cosi bianca come crediamo. In seguito all'emissione delle particelle sottili (dovute principalmente alla combustione dei motori diesel) e le polveri derivanti da incendi la neve non ha più il suo originario potere di riflessione della radiazione solare, provocando cosi un più rapido scioglimento. Un fenomeno quest'ultimo osservato già da tempo sui ghiacciai Himalayani, assolutamente da non sottovalutare.

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Per il futuro dobbiamo attenderci aumenti di temperatura e diminuzione del volume dei ghiacciai. Ma questo andamento è in costante aumento o ci sono possibilità che il clima cambi nuovamente tendenza? . . Prima di cercare di rispondere a questa domanda, sopra il video timelapse mostra la ripresa della Webcam installata presso il North Pole Environmental Observatory non lontano dal Polo Nord. Le immagini si commentano da sole, in pieno luglio attorno alla boa si forma un lago. Quest'anno è stato raggiunto un nuovo minimo storico dell'estensione dei ghiacci polari. . La domanda quest'anno (2013) non è cosi casuale, questo dovuto ad un prolungato periodo freddo che ha provocato nevicate fin a tarda stagione a quote relativamente basse. I passi alpini sui 2300/2600 ancora a giugno erano difficilmente transitabili e vi si osservavano accumuli anche di 3 / 4m .

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E' una notizia che gira in rete da parecchi mesi quella per cui secondo lo scienziato russo Abdusamatov a causa di un ciclo solare particolarmente blando si prevedono inverni più freddi. In effetti, basta cercare sul sito della NASA e si scopre che il periodo che sta attraversando il nostro sole non è certo dei più attivi. Le ultime previsioni del Solar Prediction Center per l'autunno del 2013, vedono il picco massimi di sunspot, macchie solari, nella misura di 66 al giorno, un livello basso che ricorda il minimo di Maunder, verificatosi agli inizi del 1600 e conclusosi intorno al 1715, le storia ricorda quel periodo con inverni molto rigidi e carestie.

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A dire il vero a determinare un'anomalia del clima sono più fattori, certamente un'attività solare meno intensa favorisce un minor irraggiamento, ma stiamo davvero andando verso una nuova glaciazione? Direi ipotesi più che azzardata. Sappiamo, ce lo confermano i campioni ritrovati nelle roccie e ghiacci dell'Antartide, il clima non è mai stabile, è in continuo mutamento seguendo delle fluttuazioni, fisiologiche cicliche dipendenti da importanti fattori. Per esempio la salinità degli oceani, l'attività solare, quella vulcanica giocano un importante ruolo nelle fluttuazioni climatiche ognuno per motivi diversi e si è dimostrato come le temperature medie siano influenzate da questi fattori. Non riusciamo chiaramente a dimostrare che potremo a breve subire un'inversione di tendenza, ma più probabilmente, la diminuzione di attività solare, connessa ad una diminuzione della salinità degli oceani (dovuta allo scioglimento delle calotte glaciali, quindi acqua dolce) potrà causare la diminuzione delle temperature medie in alcune regioni del globo come per esempio l'Europa. Potremo in sostanza trovarci a dover sopportare qualche inverno un po più lungo del solito nei prossimi anni. Ma attenzione!

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Quanto detto sono ovviamente supposizioni, come dicevamo i fattori che possono influenzare il clima sono molti. Nel discorso precedente abbiamo tralasciato un altro elemento che può determinare l'abbassamento o innalzamento delle temperature, i gas serra. Dalle serie infatti si possono notare fluttuazioni dal 1860 al 2000 delle temperature con scostamenti dai +0,5 ai -0,5°C con ciclicità 20-40ennale, unico fattore in forte incremento da un ciclo all'altro è la presenza di anidride carbonica che tende a spostare il trend delle temperature verso l'alto.

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In pratica non speriamo di ritrovarci in un cambio delle temperature in negativo, almeno non in pochi anni. I nostri ghiacciai dovranno subire ancora molte estati torride e non sappiamo quante ancora.

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La storia ci racconta di un periodo detto "piccola glaciazione" intervenuto fra il 1500 e il 1700, questo lasso di tempo coincide anche con un minimo di attività solare che ha una durata di 100 anni c.a. ogni 300 (cosi è stato scoperto dal prof. Mike Lockwood,  ricercatore presso l'Università di Reading). In pratica analizzando l’andamento delle macchie solari negli ultimi 9000 anni Lockwood ha scoperto che l’attività solare ha periodi di circa 300 anni durante i quali il numero delle macchie solari è in lento ma costante aumento, seguito poi però da periodi di circa 100 anni con un’attività solare  quasi evanescente in termini di macchie solari. Secondo Lockwood dal 1980 il ciclo solare è in fase discendente, questo potrà causare un nuovo minimo come successe nel 1600 con conseguenti inverni più lunghi e freddi.

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Prendiamo con le "pinze" queste teorie, perchè dall'altro lato negli ultimi decenni si è assistito ad una continua diminuzione della corrente oceanica del nord atlantico che con lo scioglimento dei ghiacci polari ha destabilizzato il punto critico di desalinizzazione dell'oceano. Questo fenomeno sta creando un ostacolo ai sistemi zonali spingendo l'alta pressione delle Azzorre sempre piu verso nord creando cosi un "muro" che inverte le correnti da ovest verso est a da est verso ovest portando cosi sull'Europa condizioni perturbate e fredde in inverno e primavera. Al contrario in estate l'espansione dell'alta pressione africana, non ostacolata, porta la temperatura a valori sempre più estremi. Avremo inverni sempre più rigidi ed estati sempre più torride, quale dei due fenomeni avrà la meglio riguardo gli accumuli nevosi e l'ablazione estiva è difficile a dirsi, solo il passare del tempo potrà darci qualche informazione in più.

Mirko Sotgiu