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Gran Zebrù: La leggenda degli spiriti

Di: Mirko Sotgiu - July 27, 2010


[caption id="attachment_159" align="alignleft" width="196" caption="Gran Zebrù dalla Val Cedec"]Untitled-7[/caption]

Questa volta la rubrica sulle leggende alpine ci porta nel Parco Nazionale dello Stelvio, nella val Cedec e Zebrù a cospetto di una delle montagne più interessanti di tutto il gruppo Ortles-Cevedale ovvero il Gran Zebrù.Si narra che il Gran Zebrù sia in realtà una torre verso il cielo, abitato da spiriti nobili che lasciarono in terra orme mortali. Qui inizia la storia di un cavaliere, Johannes Zeburius, re delle anime gloriose (ecco perchè Gran Zebrù è citato in tedesco come Königspitze) che nel XII secolo era feudatario di Gera D'Adda innamorato della figlia del castellano del Lario, Armelinda. Il castellano nonostante le promesse di eterna fedelta di Armelinda verso il cavaliere, era fermamente contrario e non avrebbe mai concesso la mano della fanciulla. Per dimenticare il dolore Johannes decise di partire per la Crociata in Terrasanta dove rimase per quattro anni. A suo ritorno, il valido cavaliere, pensava di trovare il padre di Armelinda più quieto e di poter finalmente abbracciarr la sua amata Armelinda. Cosi non fu, Armelinda durante la sua assenza si era data in sposa ad un castellano milanese. Johannes preso dallo sconforto e il dolore, cadde a terra, ma non morì, bensì vago per terre solitarie, fino un giorno trovarsi in una valle lontana dagli uomini e la loro malvagità, quella valle era la Val Zebrù. Li il cavaliere rimase trent'anni e un giorno, pregando in totale solitudine, fino a diventare vecchio, unico suo cruccio era quello di non morire in balia degli eventi atmosferici e degli animali. Costruì così una complessa macchina fatta di tronchi di legno, quando arrivò la sua ora, si lascio cadere sui tronchi attivando il congegno che fece calare un enorme sasso bianco su cui erano incise la parole "Joan" e "Zebrù" (Johannes Zebrurius). La tomba del cavaliere la si vede ancora dalla Baita del Pastore, basta rivolgere lo sguardo verso la parte finale del ghiacciaio della Miniera. L'anima del cavaliere invece volò dall'altra parte della valle fino al Gran Zebrù, che per segreta natura celava già una sonanza celtica "Spirito buono" e "fortificazione". Infatti la rocca degli spiriti buoni accetto l'anima del cavaliere che sopporto tutti quegli anni senza vendicarsi contro chi gli aveva portato cosi tanto dolore.

Ancora oggi si possono visitare queste zone, ancora integre e lontane dal "rumore" umano. Le vette e i ghiacciai sono la forza delle valli dello Stelvio, ricche di acque, di flora e di animali. Meta dei trekking più belli del Gruppo Ortles-Cevedale, sono ideale meta anche per i fotografi che amano la fotografia naturalistica.

La Val Zebrù e Cedec saranno meta del prossim trekking fotografico.

Mirko Sotgiu