Trekking fotografici

Il fascino delle Pale per gli inglesi

di: Mirko Sotgiu

Pale di San Martino in inverno al tramonto

Pale di San Martino in inverno al tramonto

“Così terrificanti che sembra debbano spalancarsi da un momento all’altro e far precipitare l’intera massa delle rocce. Credo di poter dubitare che perfino nelle Ande sia raro trovarsi di fronte ad una scena così straordinaria e primordiale”.

Così scriveva delle Pale di San Martino la scrittrice e viaggiatrice Amelia Edwards, nel 1872, nel suo libro “Cime inviolate e valli sconosciute”. Furono inglesi i primi alpinisti che aprirono le vie del massiccio montuoso allora chiamato Dolomiti di Primiero o Gruppo delle Pale.

Nel 1864 alcuni di loro, fra i quali John Ball, definirono il Cimon della Pala, l’irta vetta che sovrasta il passo Rolle, il “Cervino delle Dolomiti. Gli inglesi non finivano di stupirsi di come potessero sopravvivere dei paesi attorno a montagne cosi inviolabili, collegati con difficili mulattiere. Sempre la Edwards paragonò il Cimon ad una “tomba faraonica” per la sua forma piramidale. Esso, con i suoi 3184m, era ritenuto erroneamente la vetta più alta del gruppo, ma la cima Vezzena, scalata nel 1972, per pochi metri (3192m ) è in realtà la più alta.

Il termine Pala deriva dal nome che veniva utilizzato localmente per indicare le rive e i pendii erbosi situati alla base della catena. Per estensione andò poi a definire l’intero gruppo montuoso. I primi alpinisti, in maggioranza britannici, dopo aver compiuto le prime escursioni e aperto alcune vie, nelle loro memorie indicarono originariamente il complesso montuso con i termini di Dolomiti di Primiero o Gruppo delle Pale (o anche, con una storpiatura in italiano non molto gradevole, Palle).

Solo in un secondo tempo, con il diffondersi della pratica del turismo montano e la costruzione di strade carrozzabili che favorirono la crescita di San Martino di Castrozza, divennero note universalmente nel mondo alpinistico come Pale di San Martino.

Pale di San Martino viste dal Lago Lusia

Pale di San Martino viste dal Lago Lusia

I primi viaggiatori e alpinisti che arrivarono sulla catena furono inglesi: Josiah Gilbert e George Cheethmann Churchill, incuriositi da una raffigurazione pittorica delle montagne e dell’ambiente naturale, giunsero in Primiero nel 1862, raccogliendo informazioni che trasferirono nella loro guida The Dolomites Mountains (1864).
Nel 1864 arrivò nella valle del Cismón un altro gruppo di inglesi: tra questi John Ball, che definì il Cimon della Pala il Cervino delle Dolomiti e Douglas William Freshfield, che si inoltrò per primo negli alti passi del gruppo, raggiungendo assieme ad altri inglesi Primiero da Agordo, percorrendo il Passo Canali (2497 m s.l.m.), per poi proseguire per San Martino.Una descrizione della montagne e delle vallate ai piedi delle Pale è rappresentato dallo scritto di Amelia Edwards, Untrodden peaks and unfrequented valleys (Cime inviolate e valli sconosciute) del 1872. La Edwards si stupì della presenza in questa zona delle Dolomiti di paesi di una certa importanza, economicamente sviluppati e ricchi di testimonianze artistiche (Fiera di Primiero, Agordo, Predazzo), ma molto difficili nell’accesso, collegati tra loro solo da mulattiere, lungo le quali si incontravano villaggi molto poveri. Giunta ai piedi della vetta del Cimone lo paragonò ad una “tomba faraonica, con quel pinnacolo piramidale sulla cima.”

A sinistra Amelia Edwards, scrittrice inglese. A destra Santo Siorpaes (di Cortina d’Ampezzo) che con Christian Lauener (svizzero di Lauterbrunnen) e E.R. Whitwell, salì per primo la vetta del Cimon della Pala

A sinistra Amelia Edwards, scrittrice inglese. A destra Santo Siorpaes (di Cortina d’Ampezzo) che con Christian Lauener (svizzero di Lauterbrunnen) e E.R. Whitwell, salì per primo la vetta del Cimon della Pala

Il 3 giugno 1870 l’inglese E.R. Whitwell, Santo Siorpaes (di Cortina d’Ampezzo) e Christian Lauener (svizzero di Lauterbrunnen) raggiunsero per primi la cima del Cimon della Pala (3184 m s.l.m.), attraverso il ghiacciaio del Travignolo e il versante nord. Affrontando la montagna da questo lato, che offre una prospettiva fallace, essi ritennero erroneamente il Cimon la vetta più alta dell’intera catena.Due anni più tardi, Freshfield e Charles C. Tucker riuscirono a conquistare la cima effettivamente più alta (sebbene di pochi metri), la Vezzana (3192 m s.l.m.).

Il 23 giugno del 1878 Alfredo Pallavicini, Julius Meurer, Santo Siorpaes, Angelo Dimai e il primierotto Michele Bettega (uno delle primi alpinisti del gruppo delle Aquile di San Martino) riuscirono a salire la vetta tecnicamente più ostica della catena, il grandioso pilastro della Pala di San Martino (2982 m s.l.m.).


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