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Il piccolo pallino blu

Di: Mirko Sotgiu - July 15, 2012


Credo che chi ama fotografare in fondo vede nella fotografia solo uno strumento per scoprire il mondo e capirne i meccanismi. Più se ne capiscono le leggi e più si rimane spettatori curiosi o interattivi scopritori. Questo porta a pensare ai "massimi sistemi" per curiosità, per capire e spesso anche per trovare ispirazione. Molti di voi non sanno che i miei studi sono stati in Fisica (astrofisica), uno dei motivi di questa sceltà è stata per  quanto detto prima. Studiare fisica ti porta a pensare ad un livello base sull'esistenza di tutto, non dare per scontato come possa "funzionare" un meccanismo sia biologico che sociale. Quindi nonstante risponda alla domanda "Hai studiato fisica?, ma fai il fotografo" - Si ho studiato fisica, in fondo mi occupo tutti i giorni di fotoni, li catturo ne faccio immagini e racconti", seriamente continuo a leggere letture di tutti quei divulgatori che hanno portato materie molto complesse alla portata di tutti. Sto parlando di Carl Sagan astronomo, divulgatore scientifico e autore di fantascienza, di cui ho finito finalmente di leggere un suo splendido libro.

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Tutto è iniziato da questa foto sia per Sagan nello scrivere "Pale Blue Dot", come ispirazione, sia per me per  curiosità nel pensare la nostra Terra da cosi lontano. La foto ritrae la Terra vista da 6 miliardi di chilometri è stata "scattata" dalla sonda Voyager 1. Partita una decina di giorni prima del mio giorno di nascita nel 1977 ora la sonda si trova nell'eliopausa è ancora attiva ed è l'oggetto più lontano mai costruito dall'uomo. Tornando al libro di Sagan non mi dilungo molto se non nel consigliarvene la lettura. Vi segnalo una citazione di una delle parti più interessanti del libro.

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« Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L'insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni "superstar", ogni "comandante supremo", ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l'illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell'Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c'è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi. La Terra è l'unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c'è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora. Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l'astronomia è un'esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c'è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l'uno dell'altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l'unica casa che abbiamo mai conosciuto. » Qui sotto un'animazione di Adam Winnik con la voce di Carl Sagan.   Chi era Carl Sagan su Wikipedia Carl Sagan, Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space, 1st edition, New York, Random House, 1994. ISBN 0-679-43841-6

Mirko Sotgiu