Trekking fotografici

Internet fa bene alla fotografia

di: Mirko Sotgiu

Ogni mattina faccio una sorta di rassegna stampa personale, cerco notizie generali, ma anche notizie che interessano il mondo della fotografia, badate bene non quelle tecniche ma notizie di “costume”, “arte” perchè sono le idee di chi lavora in questo settore che lo plasmano e possono fornire spunto di discussione e confronto.

Oggi è uscito un articolo di Michele Smargiassi che seguo quotidianamente dove in un intervista a Mario Dondero, ha formulato la domanda:
Internet fa bene alla fotografia?”. Di cui riporto il link

Vi riporto la risposta di Dondero:

«Sono assolutamente favorevole alle tecnologie che ti aiutano a lavorare meglio. Ma un po’ di misura si è persa. Tutto viene messo in Internet appena scattato, ma non è giusto esporre tutto, e subito. Guardi, in questo scatolone ci sono foto che nessuno ha mai visto. Di alcune di queste ho stampato una copia sola. E un’altra cosa: si sta perdendo il contatto diretto fra il fotografo e le redazioni. Tutto avviene via Internet, la proposta del servizio, la scelta delle immagini. Ma un fotoreporter è un giornalista, deve respirare l’aria di redazione, deve parlare, ascoltare, interloquire con i giornalisti».


 

Sono rimasto piacevolmente colpito dal pensiero di Dondero, in quanto la penso come lui sul fatto che si sia persa la misura e tutto sia cosi fruibile rapidamente. L’esporre tutto e subito anche a mio parere fa perdere un poco quella filosofia che sta dietro il pensiero fotografico, una foto o un reportage in fondo è uno studio personale sulla visione del mondo e credo che molto spesso questi “Album” che compaiono da un giorno all’altro siano più simili ad uno scarico di una scheda di memoria più che una consapevole scelta di un’idea. Con ciò pure io ho album, categorie etc etc, ma come Dondero qui in studio sono circondato da scatoloni pieni di diapositive e hardisk pieni di file RAW mai sviluppati, mai visti da nessuno, talvolta anche dimenticati da me. Alcune foto non sono mai state stampate, e anche dei reportage, magari mancanti di qualche immagine che ritengo funzionale per completarli, sono li in stand-by in attesa che arrivi il momento di prendere luce.

Sul fatto che manca “l’aria di redazione” io in una redazione ci vivo alternativamente molti giorni in un anno e devo dire che in quanto Photoeditor oltre che fotografo avrei molto piacere che un fotografo per presentarsi non mi telefonasse o scrivesse una mail con una lista interminabile di servizi o enormi file da scaricare, ma chiedesse un apputamento. (chiaro nei limiti delle distanze).
Personalmente amo ancora il contatto umano e come fotografo visito regolarmente le redazioni dove possibile e dove sono accettato. Parlare con i giornalisti i photoeditor e i direttori fa nascere se non del nuovo lavoro almeno una consapevolezza di quello che si fa e quello che può essere un futuribile nuovo ingaggio.

Resto aperto al confronto, su quanto riportato e scritto.



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