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La vita nella foresta

Di: Mirko Sotgiu - October 2, 2009


Inestimabile patrimonio naturale e risorsa economica fondamentale, la foresta è stata per lungo tempo sfruttata senza regole come fosse una riserva inesauribile. Oggi la sua conservazione e l'incremento della biodiversità sono i criteri che guidano l'azione di sensibilizzazione per un utilizzo più consapevole. Nelle immagini della fine dell’ottocento i boschi in molte zone montane erano quasi assenti, poiché il legname era largamente usato come combustibile e come materiale da costruzione. Per porre rimedio alla preoccupante diminuzione del legno, venne formulato il principio della "persistenza", ovvero la possibilità di prelevare il legname non doveva pregiudicare la produttività e l’incremento del bosco per le generazioni future. Questo principio viene attuato ancora oggi, grazie al personale del servizio forestale, nelle aree di uso comune e demaniali. Anche le aree private vengono controllate, infatti i proprietari sono tenuti, durante le sessioni di taglio, ad abbattere solo i tronchi segnati con la "martellata" dal corpo forestale. Capolista delle aree boschive gestite è la foresta demaniale di Paneveggio. Qui l’ecosistema forestale è in perfetto equilibrio nonostante si producano 100 mila metri cubi di legname l’anno, un caso unico in Italia. Nella stessa area sono state istituite alcune riserve integrali, aree in cui il bosco non viene in alcun modo modificato e anche gli alberi caduti vengono lasciati dove sono. Grazie a questi interventi e all’istituzione di aree protette, come le riserve integrali e i parchi regionali e nazionali, l’estensione del patrimonio forestale italiano è andata aumentando. Ciò nonostante le zone di bosco vergine si trovano oramai solo in luoghi inaccessibili, come su cenge o ripidi pendii, ed esistono ancora parecchi casi di deforestazione selvaggia sia per la produzione di legname che per la costruzione. Inoltre, nelle aree montane a causa dell’incremento delle strutture turistiche, quali impianti sciistici e strade, i boschi hanno subito gravi ferite. Spesso le persone dimenticano che una foresta ben conservata non è utile solo all’uomo, ma è un ambiente dove molteplici animali si rifugiano e diversi organismi, come muschi, licheni e muffe, trovano le condizioni ideali per svilupparsi. Tutte le forme di vita del bosco costituiscono anelli di una catena chiamata ecosistema boschivo, nel quale ognuno ha un ruolo fondamentale e contribuisce al mantenimento di un delicato equilibrio tra produzione di materia organica e decomposizione essenze arboree prevalenti influenzano l’aspetto del sottobosco e il tipo di vegetazione che vi cresce. L’effetto acidificante degli aghi fa si che crescano nelle abetaie le specie ossifile come l’uva ursina, il mirtillo e l’acetosella. Nei boschi di latifoglie ogni autunno si depositano migliaia di foglie che diventano nutrimento per funghi, insetti e microrganismi che le trasformano in fertile humus. E’ proprio su questo tipo di terreno che a primavera fiorisce nelle faggete l’anemone epatica, sfruttando la luce che riesce a filtrare tra i rami.Le varie specie vegetali che possiamo trovare nel sottobosco dipendono anche dalla tipologia del terreno: acido, alcalino, bagnato o siccitoso. Il microcosmo dei licheni, dei muschi e dei funghi, occupa le zone umide e ombrose. In particolare i muschi fungono da spugne che trattengono l’acqua e le impediscono di defluire rapidamente, mantenendo più a lungo l’umidità nel suolo. In questo strato del bosco ha inizio la decomposizione del materiale organico, grazie agli organismi decompositori come le larve e i silfidi, che divorano i resti animali e vegetali. A questi si aggiungono i funghi e i batteri che ultimano il loro lavoro scomponendo la biomassa in sostanza chimiche inorganiche, essenziali per il nutrimento del bosco stesso. Senza la loro fondamentale attività il bosco in poco tempo soffocherebbe nei suoi rifiuti.Ma non è solo l’uomo ad abbattere gli alberi, anche degli insetti possono danneggiare il bosco, come la processionaria, che defolia i pini, e il bostrico (Ips typographus) che è in grado di distruggere intere piante, scavando intricate gallerie sotto corteccia proprio dove passano i vasi linfatici. Per fortuna il bosco si autoregola, infatti ci sono uccelli a servizio degli alberi come picchi, cincie, fringuelli, che si nutrono di queste larve e insetti dannosi. Il bosco si mantiene in vita, oltre che con l’acqua e le sostanze nutritive del terreno, grazie alla luce.Il processo di fotosintesi si attiva grazie alla presenza della clorofilla che cattura attraverso le foglie l’energia dal sole, trasformando anidride carbonica e acqua in composti organici. Non c’è da stupirsi quindi se un albero può arrivare a sviluppare oltre 1000 metri quadrati di superficie fogliare. Questo processo fa si che la foresta sia al vertice della catena alimentare, e fa si che sopravvivano tutti gli altri organismi della nostra Terra. Grazie alla fotosintesi clorofilliana un’area di un ettaro di bosco arriva a produrre ventidue tonnellate di ossigeno l’anno fissandone la metà di anidride carbonica, principale responsabile dell’effetto serra. Un ettaro di bosco utilizza l’anidride carbonica prodotta da otto automobili in un anno. Ma non solo, un albero è in grado di assorbire molti altri residui prodotti dall’uomo, come l’anidride solforosa dei gas di scarico dei mezzi a motore. In questi anni gli studiosi del CNR e del Centro di ecologia alpina hanno proposto, seguendo l’applicazione del protocollo di Kyoto, la determinazione del valore economico del bosco come "polmone d’aria". In un futuro prossimo un’azienda potrà rilevare foreste e pascoli, in modo da detrarre dalle tasse (la carbon tax) un valore proporzionale all’anidride carbonica assorbita dai propri boschi. Gli alberi sono quindi un vero toccasana per l’uomo, e la migliore soluzione per ammirare e godere dei boschi è camminare lungo i numerosi itinerari dei parchi forestali. La stagione migliore è la primavera, da marzo a giugno a seconda dell’altitudine, per il verde intenso delle nuove foglie ma soprattutto per i fiori. Per chi apprezza la fotografia, invece, l’autunno offre scenari impareggiabili; nelle zone alpine a settembre è anche possibile vedere e udire il cervo in amore, impegnato nei sui bramiti. A ottobre i colori caldi delle chiome degli alberi come il faggio e gli aghi giallo chiaro del larice contrastano con i sempreverdi abeti, creando un gioco di chiazze chiaro-scure lungo i pendii che sovrastano le vallate.Ogni mese dell’anno comunque ha le sue particolarità, e anche lo stesso posto visitato in stagioni diverse può apparire completamente mutato.

Mirko Sotgiu