Trekking fotografici

L’attesa della luce

di: Mirko Sotgiu

Una delle prime cose che ho imparato in fotografia è il saper attendere.

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Vi porgo qualche spunto di riflessione, spero ne nasca una buona discussione e che vi interessi l’argomento.

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Mi sono autocitato, ma è vero, se non si ha pazienza realizzare una fotografia può diventare un’eterna rincorsa contro il tempo, una sorta di ansia se non stress. Bisogna saper scendere a compromessi con il clima, oppure essere sempre pronti a partire. Propendo più per la prima ipotesi, sarebbe troppo costoso, sopratutto per chi come me fa il lavoro di fotografo, dover provare e riprovare tutte le volte che devo realizzare un servizio per realizzare una sola fotografia. Però di sicuro in qualsiasi condizioni vi troviate attendere è sempre bene.
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Un panorama del Nord, Svezia – Sarek NP ho atteso fino a mezza notte per realizzare quest’immagine dopo 36 ore di continua pioggia.
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Occorre quindi conoscere per primo il clima, non tanto per sapere le previsioni, quanto per prevedere quando siamo sul posto cosa potrebbe accadere e di conseguenza decidere se aspettare o meno.
Poi non resta che muoversi, studiare il territorio ed utilizzare ciò che è più importante per un fotografo specie quello di montagna, ovvero usare i piedi. Sembra a volte non avere nessuna giustificazione, ma il cercare il punto giusto ed attendere anche una, due ore, magari al freddo, con i piedi e le mani gelate è il fine per arrivare ad immagini di fine-art dove la luce è l’elemento principale ed unico.
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A volte invece , la luce, sembra proprio non voler arrivare. Qui in sempre in Svezia dopo quattro giorni di nuvole, l’attesa era dovuta a ore e ore di capanno per fotografare la gru europea.
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Ricordo che il momento se cercato con attenzione, fa dell’immagine, l’immagine, quella unica. Quindi un’immagine di paesaggio è la lode dell’attesa, un percorso direi Zen che va al di là della passione per la fotografia.
La montagna con i suoi mille volti e mille condizioni climatiche è un libro di esperienze da vivere e l’insegnamento più profondo è proprio quello di saper aspettare.
Aspettare a salire, aspettare a compiere un’ascensione alpinistica o una discesa in sci, attendere la stagione giusta per arrampicarsi o più semplicemente restare li fermi a guardare le nuvole finchè compongono il paesaggio che vogliamo.
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Attendere una nuvola per ore, sopratutto aspettare che si posizioni come abbiamo immaginato.
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Provate a sperimentare, per chi di voi è ancora alla ricerca affannosa della posizione, della cima panoramica, del meteo giusto, della foto a tutti i costi alla fine simile ad altre migliaia. Fermatevi un attimo e aspettate, osservate il paesaggio senza fotografarlo. Salite, riposatevi e guardate. E’ un utile esercizio per imparare a fotografare.
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Ogni volta è un nuovo bagaglio che portiamo a casa e un po parafrasando il detto “un buon alpinista è quello che torna a casa” potremo dire che vale anche per il fotografo, sapersi spingere fin la dove serve, senza affannosamente esagerare, cercando piuttosto in quello che c’è, nel momento, quello giusto.

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