Leggende alpine: Gargantua, il gigante curioso - Travel Mountain Blog
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Leggende alpine: Gargantua, il gigante curioso

Di: Mirko Sotgiu - December 16, 2012


Leggende alpine in Val D'Aosta.

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Gargantua , narrano le storie scritte da François Rabelais, era un gigante buono, talvolta anche raccontato come malvagio orco nella tradizione valdostana. La leggenda narra che per bere si chinasse sulla Dora poggiando un piede sulla Becca di Nona e l'altro sul Fallère. La testimonianza vuole che il suo corpo giaccia sepolto nella vallata. A favore di questa tesi, vi sono alcuni indizi lasciati, quali il Dente del Gigante. Dai racconti Gargantua era un gigante dall'eccezionale mole e fame insaziabile.

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Il gigante curioso, Gargantua, giunto dalla Savoia portò le sue abbuffate e burle in Valle D'Aosta. Il gigante si diede da fare, forando montagne, spaccandone una a metà oltre ad aprire una nuova valle riempendola di colline qua e là. Stanco, si trovò cosi bene che decise di fermarsi in Valle, poggiandosi su di una rupe e osservando pigramente le nuvole muoversi sopra di lui al suono dei campenelli degli animali al pascolo. Il gigante, durante il suo soggiorno, portò aiuto ai valligiani aiutandoli con il suo grande dito a pigiare l'uva o con due a recuperare un bove caduto nel burrone. La gente della valle ricompensava il gigante con forme di Fontina che lui ingurgitava in un sol boccone e un barile di vino che beveva come un sol bicchiere. Gargantua amava la quiete e questo fu capito ben presto dai montanari che evitavano lui qualsiasi fastidio, come risse e baldoria, i bambini non lo importunavano, se non per chiedergli di raccontare una delle sue tante avventure in terre lontane. Un giorno uno dei bambini chiese a Gargantua se non avesse di nuovo voglia di viaggiare, ma il gigante rispose, per quale motivo dovesse abbandonare un posto cosi pacifico. per poi rimanersene a contemplare un tramonto infuocato fra le vette. Eh si, il desiderio di conoscere cose nuove è un pensiero sottile che si annida fra le vene, per poi tornare alla testa, facendo sentire il bisogno, al gigante, di riprendere i suoi viaggi. Oramai il confine di quelle creste doveva essere superato per guardare al di là della valle che l'aveva ospitato finora.

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Irrequieto, preso da questa sensazione di curiosità che lo tormentava, Gargantua iniziò a muoversi, dicendo ai suoi amici che sarebbe poi tornato una volta appagato dalla vista oltre le montagne. Partì la mattina prima del sorgere del sole, badando a non danneggiare i campi coltivati, verso il grande massiccio che sovrastava la valle. Arrivò presto a ridosso delle rupi che bloccavano l'orizzonte, e con fare deciso mise il primo piede sulla coltre gelata di un ghiacciaio. Iniziò così la salita, posò un piede dopo l'altro, ma il suo peso immane fece scricchiolare la roccia e la spessa coltre nevosa. Le rocce iniziarono a franare verso valle, un fragore immenso che restituì dopo lo schianto una montagna rovinata. Gargantua cadendo si trovò a gambe divaricate poggiato su quello che rimaneva del muro di montagne, una vetta a forma piramidale. Era nato il Cervino.

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Mirko Sotgiu