Trekking fotografici

Una pagina ingloriosa dell’alpinismo

di: Mirko Sotgiu

Nanga Parbat, una pagina ingloriosa per l’alpinismo e per chi ne racconta la storia.

In queste settimane abbiamo assistito con attenzione alle vicende alpinistiche delle squadre impegnate, per diverse vie, alla salita invernale del Nanga Parbat in Pakistan.
Come diceva Kurt Diemberger, “montagne come questa ti rapiscono”, in effetti è vero, chi di noi non è mai stato rapito da una montagna? Se poi questa è uno degli ottomila della Terra, tutto diventa più amplificato. Leggere i diari e le comunicazioni dei team impegnati in Pakistan in queste settimane ci rendeva partecipi di questa ennesima impresa alpinistica.

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Come avrete notato ho smesso da giorni di riassumere le notizie che giungono dal campo base del Nanga Parbat, c’è un motivo ed è molto serio.

Ritengo che vivere la montagna sia una scelta di vita e l’alpinismo non uno sport, ma uno dei modi di vivere l’ambiente verticale, la sua natura e la sua cultura.
Dietro l’alpinismo c’è la storia di chi è passato prima di noi, c’è passione, il freddo alle punte dei piedi, il vento che erode la pelle, l’emozione davanti ad un tramonto, il compagno di salite e di tenda, le cordate che salgono assieme a noi, rabbia, disperazione, fatica, felicità e solidarietà e molto altro, passando anche per la competizione, quella sana però lontana dall’odio e dall’invidia.

Non voglio sembrare un purista, forse molti di voi storceranno il naso, dopo aver letto quanto ho scritto sopra, ma non riesco a vedere e vivere l’alpinismo in modo diverso. Non voglio nemmeno ripetere o raccontare quanto è accaduto in questi ultimi giorni sotto le grandiose pareti del gigante pakistano, le parole scritte e ripetute dai componenti delle ultime due spedizioni rimaste al campo base possono essere lette su www.mountlive.com e su www.montagna.tv e potete farvi una vostra idea.

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La comunicazione, nervosa e veloce che attanaglia il nostro tempo, fatta di tweet, comunicati stampa online, post su facebook, creano tutta una serie di situazioni che sempre più spesso, alimentate anche dagli stessi componenti dei team alpinistici, che hanno dell’incredibile.
Uscite fuori luogo, polemiche sterili, che poi si amplificano nella rete giornalistica, infine rivendicazioni a mezzo media. Sembra di ritornare allo squallido reality, altro che “Montebianco”, il problema è che qui è tutto vero. Le questioni di campo di alpinisti professionisti diventano gossip, cose che a noi tutti non dovrebbero minimamente interessare, diventano di dominio pubblico, facendo scomparire quello che dovrebbe davvero essere la storia e il diario delle spedizioni..

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Mi chiedo dove è finito lo spirito alpinistico, la condivisione delle esperienze, la voglia di vivere la montagna, salirla assieme, in amichevole competizione. Mi chiedo pure, e trovo ragione in molti alpinisti in questi giorni, dove siano finiti i giornalisti che raccontano la montagna.
Perché durante le pause, blog e giornali non hanno raccontato la storia alpinistica del Nanga Parbat invece di alimentare il gossip, si potrebbero scrivere libri sulla storia di quelle pareti, per intrattenere il pubblico. Io mi sono fermato alla semplice cronaca di quanto accaduto, senza fare illazioni, senza pensare, ma semplicemente riportando quanto accaduto, per molti invece la tentazione di interpretare ciò che accadeva nel campo base è stata più forte. Il gossip si sa porta molti click e lettori. Ovviamente ad azione corrisponde sempre una reazione uguale e contraria, così il dilagante gossip, ha generato risposte dal campo base inaspettate. Ovviamente non approvo nemmeno il modo di comunicare dei team, ma in un certo senso tutto è diventato un calderone inglorioso di notizie, prese di posizione.
Oggi siamo nel bel mezzo di una pantomima, dove la Montagna, Il Nanga Parbat è diventato un accessorio, le emozioni di salirlo pure, la sua storia dimenticata. La montagna è passata in secondo piano, come nel peggiore dei reality in un’isola, i protagonisti invece alla stregua dei partecipanti, tronisti, usati dai media e loro stessi fautori del balzello mediatico.
Non era questa la storia che volevo leggere della salita invernale del Nanga Parbat, non è nemmeno questo l’articolo che volevo scrivere per chiudere le notizie delle spedizioni. Volevo scrivere di Alpinismo, storie vissute e imprese riuscite o meno, purtroppo non è stato possibile.


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