Trekking fotografici

Quel giorno di 20 anni fa sulla montagna più alta della Terra.

di: Mirko Sotgiu

Era il 10 maggio del 1996, venti anni fa esatti, al campo base dell’Everest erano già presenti da giorni numerose spedizioni pronte, in attesa di una finestra di bel tempo per tentare la vetta della montagna più alta del Mondo.

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Il 1996 cadeva in un periodo di grande fermento per le spedizioni commerciali verso l’Everest. Molte agenzie, soprattutto americane, iniziarono a vendere al pubblico di appassionati la possibilità di scalare il tetto del Mondo per la via normale offrendo un’organizzazione impeccabile dal campo base a quelli avanzati fino alla vetta.
Scott Fisher con la sua Mountain Madness fu uno dei pionieri che contribuì a rendere l’avventura alpinistica alla portata di “tutti”. Grande alpinista, primo americano a raggiungere la vetta del Lotse viene ricordato anche per il suo impegno per il mantenimento della pulizia sulle pendici dell’Everest. Nel 1994 guidò l’Everest Environmental Project, riuscendo a raccogliere più di 250 bombole di ossigeno e 5.000 chili di immondizia dalla montagna.
Presente al campo base quel giorno c’era anche Anatoli Boukreev e Neal Beidleman anch’essi organizzati per portare i clienti in cima.

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Si è scritto molto in questi ultimi venti anni sulla storia di quel tragico giorno, l’anno scorso un film “Everest” ma prima il libro di Boukreev e “Into thin air” di Jon Krakauer, giornalista di Outside magazine, presente con la spedizione di Rob Hall (Adventure consultants) negli stessi giorni.

Il 10 maggio del 1996 le due spedizioni commerciali partirono verso i campi avanzati per tentare la vetta. Chiaramente per i clienti sarebbe stato impossibile raggiungere la vetta senza l’ausilio di ossigeno, l’uso di corde fisse e l’organizzazione dei campi effettuata dalle guide e gli Sherpa.
In quel giorno tre spedizioni raggiungono la vetta della montagna, Mountain Madness, Adventure Consultants e una spedizione taiwanese.
Le condizioni degli alpinisti, sopratutto in discesa, non erano ottimali, scalare una montagna di oltre 8000m non è certo facile, occorre preparazione alpinistica e soprattutto fisica, cosa che per i clienti delle spedizioni non era così scontata.
Ciò che fece diventare, una situazione di per se difficile, una tragedia, fu una tempesta di neve che colpi le spedizioni ancora poco sotto la vetta.
L’affollamento, la poca preparazione dei clienti, fraintendimenti tra Sherpa, fece ritardare molto le spedizioni durante la salita (la vetta fu raggiunta alle 15.45), questo causò un pericoloso ritardo anche nella discesa, incappando nella tormenta che fu poi fatale.
Venti anni fa, proprio oggi, si consumava una delle giornate più nere dell’alpinismo Himalayano. Gli alpinisti riuscirono a raggiungere i campo IV al colle Sud (7.900m) tranne Scott Fischer che era insieme al capo Sherpa Lopsang Jangbu. Fischer fece proseguire Lopsang senza di lui poco sotto la cima Sud perchè stremato. Anatoli Boukreev dopo essere sceso con i suoi clienti in un tempo ragionevole, riprese a salire cercando di raggiungere Fischer, senza riuscirci dopo due tentativi. Lopsang cercò aiuto al colle Sud, per portare bombole verso la posizione di Fischer senza riuscirci. Solo alle 7 dell’11 maggio Boukreev riuscì a raggiungere la posizione di Fischer, ma fu troppo tardi. Nonostante i tentativo fallito di recuperare Fischer, Boukreev riuscì ad aiutare molti clienti tra il Colle Sud e la vetta dell’Everest, con bombole e bevande calde. (Qui una polemica sul come andarono le cose tra Boukreev e Krakauer).

Nello stesso giorno morirono complessivamente 9 persone.

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Negli ultimi anni l’Everest è stato al centro dei riflettori per via dell’affollamento delle spedizioni commerciali. Si è arrivati a più 200 spedizioni in un solo giorno, causando oltre le difficoltà già presenti, notevoli rischi in caso di accumulo di ritardo nel giungere in vetta. Una situazione che negli ultimi tempi ha causato anche notevoli problemi e discussioni tra Sherpa e spedizioni, arrivando ad episodi estremi nel 2013 con vere e proprie aggressioni.

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Riguardo le vicende descritte vi segnalo due libri che un alpinista non può non leggere.Potrete farvi un’idea delle diverse versioni dai protagonisti della tragedia.

Aria sottile di Jon Krakauer http://www.amazon.it/Aria-sottile-Jon-Krakauer/dp/8879722689
Everest 1996 di Anatoli Boukreev http://www.amazon.it/Everest-1996-Cronaca-salvataggio-impossibile/dp/8874801645/ref=pd_bxgy_14_img_2/276-6648943-1737352?ie=UTF8&refRID=0D11BZ0CPNXFZDM5XRSK

Everest. Io c’ero. Il racconto dall’interno della spedizione Scott Fischer 96 di Lene Gammelgaard http://www.amazon.it/Everest-racconto-dallinterno-spedizione-Fischer/dp/8856650444/ref=pd_bxgy_14_img_3?ie=UTF8&refRID=0F71CT4J4BHB03RQ8K2E

A un soffio dalla fine. Il mio ritorno alla vita dopo la tragedia dell’Everest di Beck Weathers e Stephen G. Michaud http://www.amazon.it/soffio-dalla-ritorno-tragedia-dellEverest/dp/8863808317/ref=pd_sim_14_4?ie=UTF8&dpID=51WsE1ks9HL&dpSrc=sims&preST=_AC_UL160_SR106%2C160_&refRID=0P9AKVGS17T8JK6SZ469


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