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Zlatorog, il camoscio dalle corna d’oro

Di: Mirko Sotgiu - October 9, 2009


Questo racconto é nato nel cuore delle Alpi Giulie. Parla dei giardini meravigliosi della vallata dei laghi di Triglav ma é impossibile situarlo nel tempo. E cosi é eterno! Trasmette un messaggio inquietante descrivendo le consequenze nefaste che può avere l’azione dell’uomo sulla natura quando quest’ultimo oltrepassa le frontiere della ragione, sconvolge senza alcuno scrupolo l’equilibrio naturale e raccoglie i frutti indifesi a suo unico scopo personale. Come punizione esso deve morire, le altre cose della natura si rimettono lentamente e continuano a vivere.

La vallata dei laghi e la vasta pianura dell’alta montagna di Komna erano una volta dei paradisi alpini. Delle donne bianche l’abitavano, degli esseri dolci e buoni. Esse apparivano anche nella vallata, aiutando le genti nella miseria e le donne nel parto. Il bambino che veniva al mondo in loro presenza, restava sotto la loro protezione per tutta la vita. Esse non desideravano essere ringraziate per le loro buone azioni. Se, per errore o per arroganza, qualcuno si avvicinava al loro territorio, frane di pietre e di neve, temporali e grandine l’obbligavano ben presto a ritornare nella vallata. Le loro greggi passavano attraverso le montagne sotto il controllo di un grande stambecco bianco dalle corna d’oro – Zlatorog. Le sue corna erano la chiave per arrivare ad un immenso tesoro nascosto. Un giovane cacciatore della vallata di Trenta crebbe sotto la protezione delle donne bianche. Poteva salire nelle più alte cime senza avere timore di niente. Un giorno, portò un mazzo di fiori di montagna ad una giovane molto bella della vallata e conquistò il suo amore. Ma un altro giorno, un ricco mercante veneziano domandò la giovane in sposa, le offri dei gioielli in oro e dichiarò che, se il giovane cacciatore l’amava veramente, avrebbe dovuto portargli il tesoro di Zlatorog. La giovane donna da quel momento non si occupò più del giovane cacciatore. Disperato e offeso, si mise in cammino la notte stessa per trovare Zlatorog. All’alba, lo vide in cima ad una roccia, gli sparò ma dimenticando le forze magiche di Zlatorog. Dei fiori miracolosi del Triglav spuntarono dal sangue dell’animale colpito a morte. Zlatorog, morendo, ne mangiò uno che gli diede nello stesso istante una grande forza vitale. Si precipitò verso il cacciatore che, spaventato e accecato dallo splendore delle corna d’oro, cadde in un burrone. Il fiume Soča riportò il suo corpo nella vallata. Nelle sue mani teneva un mazzo di fiori del Triglav. Nella sua santa collera, Zlatorog distrusse il suo paradiso montagnoso e sparì per sempre. Anche le donne bianche partirono con lui. Il suo tesoro é rimasto nacosto sotto le montagne di Triglav. Il fiore miracoloso, la tutt’ora d’estate tinge di rosso pallido la montagna ed è un simbolo delle Alpi Giulie.

Mirko Sotgiu